Pelmo

«Cengia di Ball»
«Cengia di Grohmann»

luglio 2010, sette anni dopo

Foto Collana

In una domenica di luglio ha piovuto fino alla tarda mattina. Nonostante il tempo previsto promettente, i tutti aspiranti a Pelmo ritornano al valle o salgono alla Forcella Val d'Arcia. Il tempo si migliora rapidamente. Alla Cengia di Bal arriviamo insieme con sole.

È attrezzata a molti posti con chiodi predisposti, ma anche tre volte con cordini. A due posti passiamo facilmente senza uttilizarli. Al Passo del Gatto ci gonfiamo un po' e poi eppure utilizziamo il cordino. Non bisogna per avanzare, solamente per mantenere equilibrio. Senza alcuna attrezzattura il Passo del Gatto sarebbe durissimo per un escursionista. Basterebbe solo il chiodo (a metà) con un corto cordino come un "appiglio" per sensibilmente addomesticare il Gatto. Ma in questi condizioni attuali possiamo tranquillamente avanzare verso la cima senza preoccuparci come ritornare. Forse questo cordino del Gatto, per la verità non (troppo) affidabile, è un felice compromesso fra il tempo di Ball e il nostro tempo di consumo. Ma quelli cordini di altri posti ci fanno un po' paura come un seme di un sentiero attrezzato futuro.

Come in un miracolo la via normale è segnata solamente con ometti. Come che Pelmo sia conservato nel tempo di dinosauri. Non c'è un rifugio Torrani alla cresta della Spalla Sud con una via ferrata Tissi come il suo accesso diretto. Non c'è anche croce sulla vetta.

Al rifugio Venezia alla cena ci sono dieci, che desiderano Pelmo. Si parte già prima di 5 ore alla mattina. Tre cedono. Un solista, l'unico con bastoncini, e una ragazza, l'unica con l'attrezzatura per la via ferrata e conseguente il suo compagno.

In discesa incontriamo un gruppo di giovani in pantaloni corti e con zaini non leggeri. Invece la bella giornata prevista, il vento è così freddo che guanti non sarebbero superflui. Il freddo potrebbe iniziare una reuma alle ginocchie nude a anni più vecchi? Anche una scivolata ingenua potrebbe essere dolorosa con cicatrice permanente? Se il sole fosse forte, brucerebbe la pelle sensibile alle gambe scoperte?

Guardando l'inizio della cengia Grohmann dalla via normale di Pelmo, abbiamo lo stesso dubbio come la prima volta. Quella è la cengia vera? 2 La quella più alta, sotto della parete gialla, o la quella più bassa?

Un discreto sentierino ci guida in modesta salita sotto le parete e presto, dopo un angolo (forse dopo il secondo angolo) una sorpresa inaspettata. Il sentierino dispare. Non c'è più qualsiasi tracce. Camminiamo indecisi per ghiaie intatte fino alla lingua di neve, al suo punto più basso, dove il sentierino riappare ancora.
Dunque all'angolo come riferimento non prendiamo la prossima forcellina, ma il terrazzo immediatamente soprastante. Al bordo destro della foto si vede bene la fine del nevaio sopradetto.

Ci pare che "il tratto spaventoso" di sette anni fa, non sia più spaventoso. Adesso esista un buono sentierino, il migliore sulla tutta cengia. Anche non si devi più fare questo passo inquietante. Il sentierino passa qualche metro sotto. Ma proprio e solamente questo tratto era nascosto di nebbia fitta. Se fossimo quì per la prima volta ci parrebbe che camminiamo per il bordo superiore di un ghiaione rassicurante. Forse in piena esposizione del profondo il sentierino non parrebbe così sicuro.

Sentiamo il rumore della valle. Una draga al lavoro?

Anche il latto occidentale del Monte Pelsa ha la sua draga. Nei giorni feriali il nostro fedele compagno alla via ferrata della Palazza Alta o alla cengia per Col Mandro. Magari un'altra draga (o forse la stessa che si sente sulla Cengia Grohmann) potrebbe aspettarci alla via normale al Torre Alleghe. (cara = draga nella nostra lingua; la mia cara = moja draga)

Alla fine del tratto spaventoso c'è un promontorio, il osservatorio ideale. Adesso non possiamo riconoscerlo con certezza. Ma qualche decina metri poi, usciamo dalla nebbia.

Incontriamo campi di neve. Non sono insidiosi, ma anche non sono banali. Sono troppo duri e ripidi per attraversarli. Dobbiamo oviarli per ghiaie più basse. C'è ancora qualche decina di metri di ghiaie (come una cintura della sicurezza) fino al bordo del profondo. Abbastanza, ma eppure non stiamo del tutto tranquilli.

Forse dall'inizio d'agosto non c'è più neve sulle cenge, e anche il sentierino è già ancora rintracciato in questo terreno "vivo". E con bel tempo, una camminata in un vero paradiso, un culmine del escursionismo libero nelle Dolomiti. Eppure se la cengia di Ball non è facile per voi, dovreste ignorate la cengia Grohmann. Ma nonostante la cengia di Ball sia facile per voi, la cengia Grohmann potrebbe esservi troppo dura.

Il primo salto nel canalone di Fessura ovviamo a sinistra discendendo per il fianco, bordato a destra con il canalone stesso e a sinistra con un canalino. Dobbiamo fare due passi in discesa di primo grado superiore non semplice per raggiungere una facile cengia che ci guida a sinistra oltre il canalino al pendio sassoso. Ancora a destra ritorniamo al canalone.

Ci chiama più volte un camoscio. Forse era molto contento, perché non siamo riusciti trovarlo con sguardo. O non era proprio contento, perché abbiamo seguito le sue tracce nel ghiaione, fatte giusto dove la grandezza e mobilità di ghiaie era perfetta per una piacevole discesa.

Evitiamo il secondo salto, ancora a sinistra. Ma prima dobbiamo scavalcare un canale nel ghiaione con lati abbastanza sgretolati. Poi per il sentiero attraversando un prato (visibile da lontano) e discendendo tra mughi, arriviamo finalmente all'altopiano di Pelmo.

Seguiamo il grande ghiaione al suo fine, dopo giorni di pioggia con ruscello, e poi usciamo presto tra mughi, a questo posto non fitti, al sentiero Passo Staunlanza - Rifugio Venezia. Forse per la prima volta il soluzione migliore, magari se ritorniamo al Rifugio.

gennaio 2011

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