SorapissLa Cesta (La Cedel) 2768luglio 2000 Quando venite per la prima volta sul gruppo di Sorapiss probabilmente non vi interesserà la Cima Cesta. La seconda volta o qualche altra volta, dopo l'anello delle vie ferrate e salite alla Punta di Sorapiss e Cime di Valbona, forse deciderete a salirla. Speriamo che questo testo possa aiutarvi. |
L'accesso dal Passo Tre CrociCome punto di partenza della nostra salita scegliamo il Rifugio Vandelli 1928 metri e il vicino Lago di Sorapiss, più precisamente la sua piana riva occidentale. L'accesso diretto dal Passo al Rifugio per il sentiero segnato n.215 è un po' monotono con saliscendi. C'era anche una vera scalina di ferro. Nessun tipo di via ferrata, ma scalina di casa con un passamano. Possiamo trovarci, senza possibilità di scappare, in una colonna senza fine che va al rifugio incontrandone un'altra diretta al Passo Tre Croci. 2 ore di cammino lunghe come quando si aspetta un treno in ritardo. Il variante per Forcella Malquoira e il Laudo è più lungo ma anche più bello e solitario. Ritorneremo al Passo Tre Croci facendo un anello per La Sella di Punta Nera e La Forcella Faloria. La salitaNon entreremo nella selva di mughi fitti che si trova tra il lago e la cima. Scavalcare i rami dei mughi può essere un'avventura che sarebbe meglio evitare. Specialmente se anche l'erba è alta, se è caldo e se vedete le vipere e là dove non cene sìano. Dunque, evitiamo la zona di mughi facendo un grande arco sul lato sinistro per raggiungere il nostro ghiaione. Nella prima parte si segue per una ventina di minuti il sentiero segnato n.242 per il Bivacco Slataper (via Tonde del Sorrapiss e Valico Sora la Cengia del Banco), dopo si devia a destra lasciando il sentiero. a) Il Ghiaione sotto il gradino di roccia.A un certo punto si deve salire il gradino da sinistra a destra e dopo traversare a destra. Il gradino è l'unico posto un po'brutto (roccia marchia e grigia, 20 metri 1° grado) ma la traversata è facile e conduce a una collina erbosa. Bel posto. Sotto di noi c'è una grande conca ghiaiosa. La chiudono La Cesta e le Cime del Laudo. È evidente un canale che sale dalla conca al'intagglio della cresta tra due vette del Laudo. Al ritorno se avete ancora forza psico-fisica potete provare a salirle. Ritorniamo al nostro impegno primario andando dalla collina a sinistra. Si sale per un pendio erboso-roccioso e scalinato, in parte usando la traccia. Qualche metro a sinistra s'intuisce un basso landro poco evidente. b) Il momento dell'incertezzaCi sembra come, che da qui abbiamo due possibilità. Non ci piace nessuna e nel momento della debolezza magari ritorneremmo: - procedere direttamente per fianco erboso-roccioso (adesso con pendenza notevole) e dopo deviare a sinistra. - salire a sinistra per una rampa-cengia. Anche ripido ma scalinato. Roccia che affiora dall'erba assicura. ll gradino sul bordo destro della cengia fa un senso aggiuntivo di sicurezza. Si esce alla cresta dove non è così ripida. Seguendola siamo in breve sul nostro belvedere. La prima possibilità è ipotetica e più repulsiva. c) Il BelvedereLa spalla erbosa poco inclinata sulla cresta. Splendido posto, anche la vista, ideale per una sosta contemplativa. Adesso per un pendio prevalentemente di sfasciumi fino alla base del torrione della cresta. Qui comincia un canale che guida in salita a destra. Lo si scala senza problemi per il suo bordo sinistro a fianco della parete del torrione. Il lato destro è più aperto. Il canale diventa presto troppo ripido ma è possibile traversare a destra fino ad un terrazzino sulla sua destra. Traversata corta, qualche metro di 1° grado, solo un passo insicuro. Di qui si entra in un nuovo canale parallelo al primo. Pochi metri di 1° superiore. Si segue il canale che conduce sempre a destra. Alla prima opportunità si lascia il suo fondo salendo alla sua sponda destra che è come una costola. Divertente arrampicata sulla costola. Quando è opportuno si ritorna nel canale. Quando il canale finisce, sbarrato dalla parete, la cima non è più lontana. Qualche metro a sinistra è siamo alla base di un camino. Il camino, immediatamente sotto la cima è il punto chiave della salita. I primi tre metri (in verità nessun camino ancora) sono di secondo grado, duro particolarmente in discesa. Dopo è meno difficile (1° grado superiore), circa dieci metri quasi verticali dentro l'appigliato camino, fino a prima della sua uscita. Qui abbiamo due possibilità: 1. Una traversata breve a sinistra (1° grado esposto) e siamo fuori dal camino. Ancora due passi in salita e siamo anche fuori dalle difficoltà. Attenzione a un grande sasso mobile. In discesa da sopra non è facile intuire che non è affidabile. 2. Uscita diretta per il camino. Più breve ma sembra più difficile (ancora 2° grado) e per di più esposta per tutta l'altezza del camino (circa 15 metri). Non ci abbiamo provato. Anche da sopra questa variante sembra meno invitante della prima. Il camino è obbligatorio? Quando siamo sotto il camino, all'estrema destra una parete gradinata pare facile. Probabilmente perchè il camino sembra difficile. Dall'altro lato ci sarebbe un pendio (dall'alto non molto invitante) che condurebbe all'anticima orientale. In salita non si vede quanto è lontana la cima e abbiamo deciso di provare il camino prima. In discesa il desiderio esplorativo non era più così forte. Dopo il camino per pochi metri (facile) in salita si raggiunge la cresta e a destra la cima. La vista è magnifica ed in grande parte lontana. La muraglia del Sorapiss copre il orizzonte meridionale. Si può anche passeggiare per la cresta in direzione Nord Est fino alla vicina Anticima. Stupende vedute alpine. Prendete tutta una giornata per la gita. Dal Lago occorrono 3 ore e mezza per la salita, ancora 2 ore e mezza per discesa. La cima merita almeno un'ora per la sosta, se potete riposarvi con calma non pensando alla discesa. Siamo sempre fuori dai sentieri segnati in una natura intatta e naturale. I segni dell'uomo sono rari, qualche traccia (di camosci?) o ometto di pietra, una piccola croce di legno sulla cima. Quando lasciate il sentiero segnato e entrate in questa terra incognita vi sentirete come in una piccola barca su un mare grande e sconosciuto. Ma vedrete sempre la sua riva rassicurante e non troppo lontana. Il terreno in parte non è facile ma tuttavia non è insidioso. Non permette una veloce progressione anche perchè si deve cercare la via. La difficoltà è di primo grado (solo tratti non lunghi) tranne l'ultimo ostacolo proprio sotto la cima. L'arrampicata entusiastica ci fa felici, ci lusinga che siamo grandi scalatori di roccia. Ma il camino ci fa tornare subito alla realtà: che siamo ordinari ma ambiziosi escursionisti al limite delle nostre capacità. Durante la giornata molti escursionisti visitano Rifugio Vandelli e il non lontano Lago di Sorapiss. Se vi aspettate un lago alpino limpido, probabilmente vi ingannerete. Il Lago aveva un colore particolare, torbido bianco. Tutto il paesaggio attorno era affilato come una piazza principale in qualche grande città. Nel tardo pomeriggio quando gli ultimi visitatori vanno via la vale, la tranquillità ritorna nella natura. Potete riposarvi sulla riva del Lago godendo il caldo del sole e la pace della natura. La riva occidentale è piana e piccoli ruscelli sboccano nel Lago. Peccato che l'acqua non è limpida, contiene sabbia del ghiacciaio. È possibile trovare un ruscellino più limpido. Se avete una bottiglia trasparente, potete controllare l'acqua verso luce. Non dovreste tralasciare la cena al Rifugio. La cucina era più di buona (l'estate 2000). Si cucinava giusto per la cena, la si serviva calda. Peccato queste regole elementari si rispettano sempre meno nei rifugi. Gli spaghetti erano buoni, la polenta con formaggio fuso era una vera delizia. Anche il vino rosso ci piaceva. Quasi tutti gli ospiti che pernottano sono "ferratieri". Se mancano, forse il tempo previsto per domani non è buono. Alla mattina un rituale ha luogo davanti al rifugio. Si indossa l'attrezzatura per assicurarsi alla via ferrata. Non pare molto attraente ma se lo fa una bella francese, in maglietta e pantaloni corti si potrebbe pensare che sia meglio passare una giornata alla Via ferrata Vandelli che una La Cesta. novembre 2000
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